La svolta di CasaClima per un’edilizia sostenibile

Il progetto CasaClima è un grande successo. Più di 1600 case hanno ottenuto un certificato CasaClima. Come mai questa iniziativa è così forte, al punto che fa parte del comitato di esperti per le nuove linee guida sulla certificazione energetica degli edifici? Facciamolo spiegare da Norbert Lantschner, il direttore dell‘Agenzia CasaClima. In questo intervento al Forum Merano (che abbiamo già presentato in forma corta qualche tempo fa) il signor Lantschner spiega come si può ridurre il consumo di energia e risparmiare risorse ed infine soldi. L’intervento viene presentato per la prima volta in forma intera (1:30 ore incluse le domande e risposte) e vale la pena di essere visto per esteso.

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Le note dell’intervento

Abbiamo anche le note del signor Lantschner in forma integrale che possono essere scaricate in formato Word oppure lette online.

„La svolta di CasaClima per un’edilizia sostenibile“ – Norbert Lantschner, direttore dell’Agenzia CasaClima

Se oggi ci troviamo qui,
è perché la Maico Academy ci ha invitati a partecipare ad un convegno assai interessante, ospitato in questo prestigioso palazzo delle terme di Merano.  A prima vista è questo il motivo, ma dietro alla nostra scelta di intervenire al convegno non c’è soltanto il nostro desiderio di esserci, ma anche una serie di circostanze sulle quali quasi nessuno suole riflettere.

Vorrei quindi dimostrare a tutti voi che nella nostra vita quotidiana si verificano trasformazioni di materia e di energia che diamo semplicemente per scontate, dietro le quali però si celano dei processi e dei meccanismi specifici sconosciuti ai piú.

Non importa se siete venuti a Merano in automobile o in treno. O meglio: per l’aria meranese, cui si attribuiscono effetti benefici per la salute, è sicuramente meno dannoso usare il treno come mezzo di trasporto, ma in entrambi i casi avete utilizzato delle fonti energetiche generate circa 200 milioni di anni fa. È allora, infatti, che grazie al meccanismo piú primordiale della vita sulla terra, ossia la fotosintesi, cominciò ad accumularsi un capitale energetico fatto di scarti vegetali e animali. Quanti di voi, pensando al gasolio o al metano che alimenta la propria caldaia di casa, si rendono conto che queste fonti, a ben guardare, sono energia solare accumulata nei millenni passati?

Alzandovi dal letto, questa mattina, vi sarete affacciati alla finestra per respirare una boccata d’aria fresca. In effetti; siamo abituati a considerare la nostra atmosfera una presenza scontata; Ma avete mai pensato che è questo sottile involucro d’aria a garantire il nostro equilibrio energetico? La nostra esistenza sul Pianeta, infatti, dipende dall’equilibrio tra l’energia irraggiata dal sole sulla Terra e quella riflessa dalla superficie terrestre sotto forma di calore. Se infatti la Terra riflettesse tramite i raggi infrarossi altrettanta energia quanto quella che assorbe dal Sole sotto forma di raggi luminosi, il nostro Pianeta sarebbe una sfera di ghiaccio, con una temperatura media di 18 gradi sotto zero. È per questo che l’atmosfera terrestre è indispensabile per la nostra sopravvivenza. Ma che cosa ne sta facendo l’umanità? La usa come discarica di rifiuti, immettendo al suo interno una miriade di gas di scarico – tra cui l’anidride carbonica che sta alterando il clima – prodotti dal riscaldamento, dagli autoveicoli e da molte altre fonti inquinanti. Ormai, ogni anno in tutto il mondo si producono circa 28 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, una quantità enorme che va a depositarsi in un involucro di gas da cui dipende la nostra sopravvivenza, e che è talmente sottile che potremmo paragonarlo alla patina di rugiada che ricopre una mela.

Energeia… la forza efficace

Aristoteles (330 a.C.)

L’energia è sempre stata il carburante del mondo, utilizzata per il riscaldamento, il raffreddamento, la locomozione e cosí via. L’energia domina la vita delle persone, tanto di quelle ricche e potenti, quanto di quelle povere e reiette. Sarà anche vero che abbiamo capacità mentali illimitate, ma fisicamente siamo lenti e deboli: la forza muscolare utile prodotta dall’uomo è in meda di 100 chilowattora all’anno, piú o meno l’energia prodotta da un litro di gasolio da riscaldamento o da 25 chili di legna. Ma l’energia di cui abbiamo bisogno solo per non morire di fame è di 1000 chilowattora, e quella che consumiamo in totale, almeno in Europa, è di 50.000 chilowattora l’anno, ossia cinquecento volte quella che siamo in grado di produrre con le nostre sole forze.

Pertanto, senza fonti esterne d’energia l’uomo non sarebbe mai stato in grado di sopravvivere, né nelle antiche tribù di cacciatori o raccoglitori, né nelle società piú moderne dedite all’agricoltura o all’allevamento.

La prima rivoluzione energetica: l’uso del fuoco
Circa un milione mezzo di anni or sono, i nostri antenati scoprirono il modo di sfruttare il fuoco. Accendere un fuoco, un’operazione che a noi appare semplicissima, in quei tempi fu davvero un’impresa complessa, e segnò il momento in cui l’uomo cominciò a modificare l’ambiente per soddisfare le proprie esigenze.

Fra tutti gli animali a sangue caldo, l’uomo è l’unico che per natura nasce privo di pelo, ed è quindi costretto a trovare un modo diverso per mantenere costante la sua temperatura corporea a circa 36-37 gradi. Con l’aiuto del fuoco e delle pellicce di altri animali, l’uomo riuscì a sopravvivere anche ad epoche molto ostili alla sua specie, come l’era glaciale, terminata piú o meno nel 12.000 avanti Cristo dopo aver sepolto buona parte dell’Europa sotto una coltre gelata. Per un lungo periodo, una corazza di ghiaccio che in certi punti sfiorava i 3000 metri di spessore aveva infatti ricoperto ampie regioni dell’Europa settentrionale e centrale, e i ghiacciai alpini erano arrivati ad estendersi fino alla piana danubiana a Nord, e fino all’alta pianura padana e nella valle del Rodano a Sud.

Grazie al fuoco, inoltre, l’uomo cominciò a trasformare e cucinare degli alimenti che fino a quel momento non erano commestibili allo stato crudo. Col fuoco, le comunità umane bruciarono i boschi per trasformarli in campi coltivabili, col fuoco cominciarono a realizzare recipienti di terracotta in cui conservare le provviste, e piú avanti nel tempo, sempre col fuoco, riuscirono perfino a fondere i metalli dai minerali, realizzando dapprima utensili da lavoro, e poi anche delle armi.

Senza il fuoco, quindi, la civiltà umana non si sarebbe mai potuta sviluppare.

La seconda rivoluzione energetica: la „rivoluzione neolitica
L’uomo primitivo cacciava e raccoglieva seguendo un principio molto semplice: procurarsi tutto ciò di cui aveva bisogno per vivere “appropriandosene” dalla natura.

Verso la fine dell’era glaciale, il freddo inospitale che l’aveva caratterizzata lasciò gradualmente il posto ad un clima piú temperato e a una vegetazione diversa. Cominciarono a diffondersi i boschi e a crescere allo stato selvatico alberi da frutto, diverse tuberose ed anche piante erbacee dotate di spighe. Col tempo, quindi, anche l’uomo cominciò a procurarsi le proprie risorse coltivando piante e allevando animali.

Al posto del principio dell’appropriamento in natura, subentrò quello della produzione propria, una vera rivoluzione economica che, ovviamente, richiese parecchio tempo e si realizzò in misura diversa nelle varie parti del mondo antropizzato.

Con l’avvento dell’agricoltura, comunque, l’uomo cominciò a sfruttare sistematicamente l’energia solare, e in particolare la fotosintesi, che rappresenta la forma piú elementare e primitiva di tutta l’energia del nostro Pianeta. Per la prima volta, l’homo sapiens se ne servì in modo mirato, moltiplicando e concentrando artificialmente in spazi ristretti queste “microcentrali solari” costituite dalle piante. In questo modo, l’uomo aumentò enormemente il proprio potenziale alimentare, ed anche le possibilità di immagazzinare provviste migliorarono sensibilmente rispetto ai tempi in cui le comunità umane si limitavano a cacciare e raccogliere. Disponendo di scorte di cereali, inoltre, l’uomo ebbe per la prima volta la possibilità di “immagazzinare” anche i frutti del proprio lavoro, guadagnando cosí piú tempo per dedicarsi ad attività diverse.

La cosiddetta „rivoluzione del neolitico“ rese dunque l’umanità produttiva e stanziale, e nel nuovo sistema economico che ne scaturì, l’energia non fu piú utilizzata solo per alimentarsi e riscaldarsi, ma anche per produrre ceramica o per costruire le abitazioni.

In queste condizioni favorevoli, anche la popolazione umana del Pianeta cominciò a crescere. Se diecimila anni avanti Cristo sulla Terra vivevano da 3 a 5 milioni di persone, cinquemila anni dopo il loro numero era già cresciuto a 20 milioni, e alla nascita Cristo si stima che gli abitanti del Pianeta fossero circa 160 milioni.

L’incremento demografico fu reso possibile dalla produzione agricola, e lo dimostra il rapporto sempre piú stretto fra il numero di abitanti e l’evoluzione delle forme di sfruttamento del territorio: coltivando un ettaro a frumento, infatti, si possono alimentare almeno 50 volte piú persone rispetto ai migliori territori di caccia, e dieci volte di piú rispetto alla stessa superficie destinata a pascolo.

La terza rivoluzione energetica: la “rivoluzione industriale“
Se si eccettua il carbone, il „capitale“ energetico accumulato nel Pianeta restò a lungo nascosto. È vero che in Cina il carbon fossile era utilizzato già nel quinto secolo avanti Cristo per estrarre il sale, e che i Romani, stando a quanto si racconta, lo usarono in Inghilterra per riscaldare gli ambienti, ma fu soltanto nel XII secolo che in Europa l’estrazione carbonifera raggiunse un livello rilevante, e l’uso del carbone continuò a lungo ad essere limitato al riscaldamento. La vera impennata nell’impiego del carbone arrivò nel momento in cui i boschi ancora disponibili rischiavano ormai di scomparire, e la legna da ardere diventò sempre piú cara. L’invenzione della macchina a vapore fu però la svolta decisiva, quella che diede il via alla “rivoluzione industriale” e a una nuova era: l’umanità, infatti, da quel momento scoprì e utilizzò in misura sempre maggiore il “capitale energetico” accumulato dalla Terra, tanto è vero che attualmente l’80% dei consumi energetici mondiali è coperto da carbone, petrolio e metano.

La macchina a vapore rivoluzionò letteralmente il mondo, poiché per la prima volta riuscì a trasformare il contenuto energetico del carbone – ossia milioni di anni d’energia solare accumulati sotto la crosta terrestre – in lavoro produttivo. Ogni tonnellata di carbon fossile, infatti, ha un valore energetico che corrisponde al rendimento muscolare prodotto da ottanta persone in un anno. E la macchina a vapore fu solo l’inizio di un’evoluzione tecnologica che avrebbe cambiato dal giorno alla notte il modo di vivere di interi continenti. Il fattore decisivo per noi, però, fu che da quel momento l’uomo smise di sfruttare gli “interessi” del capitale energetico, e cominciò invece ad intaccarne sempre di piú la sostanza.

Per piú di due milioni di anni, infatti, l’uomo si era accontentato di consumare la legna che i boschi erano in grado di rigenerare, oltre alla „forza inesauribile“ del vento e dell’acqua. Dall’Ottocento in poi, invece, le fonti energetiche fossili, non rinnovabili, presero il sopravvento.

Di fatto, più di quattro quindi dell’umanità di oggi esiste grazie alla rivoluzione industriale.

La quarta rivoluzione energetica: il passaggio efficiente all’era solare
Ogni giorno, in tutto il mondo si consuma una quantità d’energia esorbitante:

  • 10 milioni di tonnellate di petrolio,
  • 12,5 milioni di tonnellate di carbon fossile
  • 7,5 miliardi di metri cubi di metano.

Oggi, però, sappiamo che queste scorte energetiche fossili stanno per esaurirsi, e che per il momento solo il 7% dei nostri consumi è coperto da fonti rinnovabili. Eppure, continuiamo come se niente fosse a consumare sempre di piú, tanto che l’IEA, l’agenzia internazionale per l’energia, calcola che fino al 2030 il consumo energetico totale salirà del 60%, quello del metano addirittura del 90%.

Il problema è che sta aumentando la domanda, ma l’offerta di petrolio e metano sta già calando, e la cosa si fa seria. Se nei tempi brevi che ancora ci restano non riusciamo a trovare in misura sufficiente delle alternative al petrolio e al gas, buona parte dell’umanità rischia letteralmente di morire di fame. Non deve stupirci, quindi, che ormai le questioni legate all’approvvigionamento e alla spesa energetica siano balzate prepotentemente all’apice delle priorità politiche.

Ma la sfida piú difficile e insidiosa che oggi l’umanità si trova ad affrontare sono i cambiamenti del clima. L’ultimo rapporto presentato dagli esperti del consiglio per il clima delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC 2007) ha messo definitivamente a tacere anche gli scettici piú tenaci: è ormai assodato e incontrovertibile che è l’uomo ad aver alzato il termostato del Pianeta, e per di piú in misura piú massiccia e rapida di quanto si fosse ipotizzato finora. Le prove scientifiche che i cambiamenti climatici minacciano seriamente le condizioni di vita sulla Terra sono sconvolgenti. Ecco perché la salvaguardia del clima è prima di tutto un’esigenza economica: è assolutamente indispensabile per evitare dei danni economici che potrebbero arrivare a dimensioni devastanti. È vero che tutelare il clima costa, ma non fare nulla costerebbe enormemente di piú.

Già oggi, del resto, in base a un’indagine dell’OMS ogni anno piú di 150.000 persone muoiono per gli effetti dei cambiamenti climatici.

La sfida da affrontare è cosí grande e complessa, che viene da chiedersi come mai nelle scuole l’energia e i consumi energetici non figurino tra le materie d’insegnamento.

Se vogliamo che l’umanità abbia un futuro, dobbiamo imparare a gestire le risorse in modo piú sostenibile, puntando decisamente su quattro opzioni strategiche:

  • ottimizzare l’efficienza energetica e delle materie prime
  • sfruttare tutto il potenziale d’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili
  • rispettare i limiti naturali di sfruttamento delle risorse
  • modificare il nostro modo di produrre e consumare beni.

Come passare ai fatti

Attualmente, lo spreco d’energia negli edifici e negli impianti di riscaldamento è enorme, poiché finora gli ingegneri e gli architetti hanno ignorato quasi del tutto le leggi fisiche della termodinamica. Basta guardare come è stato realizzato gran parte del patrimonio edilizio esistente: muri con un unico strato isolante, finestre costituite da un’unica lastra di vetro, e una miriade di ponti termici. Come stupirci, quindi, che il 40% dell’energia consumata in Europa sia gettata letteralmente al vento negli edifici?

CasaClima – Per amore dell’abitare
CasaClima è sinonimo di bassa spesa energetica, abitazioni confortevoli e salvaguardia attiva del clima e dell’ambiente. Non è incentrato sul tipo di costruzione o sui materiali impiegati, ma piuttosto sull’efficienza energetica complessiva del fabbricato, anche se, ovviamente, una scelta oculata dei materiali, una forma compatta della struttura e un suo orientamento ottimale all’irraggiamento solare sono fattori determinanti per conseguire l’obiettivo.

Il progetto CasaClima prevede tre categorie:

Classi CasaClima
CasaClima Oro Fabbisogno di energia termica inferiore a 10 kWh/m²anno (il cosiddetto “edificio da 1 litro”)
CasaClima A Fabbisogno di energia termica inferiore a 30 kWh/m²anno (il cosiddetto edificio da 3 litri)
CasaClima B Fabbisogno di energia termica inferiore a 50 kWh/m²anno (il cosiddetto edificio da 5 litri)

Un sistema di valutazione omologato determina il fabbisogno energetico di un edificio, ma questo calcolo è solo il primo passo per valutare il consumo energetico. La seconda fase è la verifica della qualità dell’esecuzione, e la valutazione definitiva avviene solo a costruzione ultimata.

Le caratteristiche di una CasaClima:

  • certificato_casaclimastruttura compatta
  • elevato isolamento termico dell’involucro
  • finestre termoisolanti
  • assenza di infiltrazioni d’aria
  • prevenzione dei ponti termici
  • sfruttamento dell’energia solare
  • ottimizzazione dell’impiantistica
  • esecuzione accurata
  • confort abitativo elevato.
La certificazione energetica
Uno degli elementi chiave è costituito dal certificato energetico, che in forma chiara e accattivante descrive la qualità energetica ed ecologica di un edificio. Il certificato fornisce informazioni trasparenti sul fabbisogno termico e sull’efficienza energetica complessiva dell’edificio, in modo che l’utente, prima di affittare o acquistare un immobile, possa valutarne le caratteristiche con cognizione di causa e in base alle proprie aspirazioni qualitative.

La targhetta CasaClima
targhettaA tutti gli edifici che rispondono ai requisiti CasaClima oro, A e B è assegnata una targhetta CasaClima da affiggere di fianco al portone, come segno visibile della sua efficienza energetica.  La targhetta migliora sia l’immagine, sia il valore commerciale di un edificio.

Inoltre, la targhetta è uno strumento efficace per diffondere gli obiettivi dell’efficienza energetica, ed è la dimostrazione di quanto, in passato, in un settore così importante come l’edilizia si siano trascurate le più elementari strategie di marketing.

CasaClima più
La valutazione CasaClimapiù è assegnata agli edifici residenziali che, oltre a soddisfare i requisiti di efficienza energetica, sono costruiti con criteri ecologici e riscaldati con fonti energetiche rinnovabili.

Un edificio CasaClimapiù deve avere i seguenti requisiti:

  • fabbisogno d’energia termica inferiore a 50 kWh/m²anno
  • riscaldamento alimentato da fonti energetiche rinnovabili,
  • uso di materiali edili ecologici e non nocivi per la salute
  • almeno uno dei seguenti impianti: celle fotovoltaiche, collettori solari, recupero dell’acqua piovana, inverdimento del tetto.

Concorso per la „migliore CasaClima“
Una volta all’anno viene premiata la „migliore CasaClima“ dell’Alto Adige. Una giuria di esperti seleziona il progetto vincitore fra tutti gli edifici insigniti della targhetta CasaClima nell’anno solare in corso.

A partire dal 2007 è assegnato il „cubo CasaClima“ per diverse categorie di edifici: residenziale, produttiva, turistica, energy plus e ristrutturazione.

CasaClima, una svolta che infrange le regole

Nei molti anni in cui ho svolto la funzione di responsabile dell’Ufficio aria e rumore della Provincia, ho sempre avuto la sensazione che il mio ambito di competenze fosse troppo ristretto, e che “amministrare” l’inquinamento dell’aria fosse un compito troppo limitativo. Ho sempre pensato che l’aria dovesse essere la piú pulita possibile, e non la meno inquinata possibile, e cercando di mettere in pratica questo principio, non di rado mi sono imbattuto nell’ostilità dei politici. Anche la nascita del progetto CasaClima va vista in questa prospettiva.

Era chiaro per tutti che proprio nell’edilizia residenziale, il settore che consuma piú energia, si dovesse intervenir con maggiore urgenza, ma il problema era come cambiare qualcosa in un settore cosí “immobile” come quello immobiliare. Per di piú, c’erano altri uffici e istituzioni che rivendicavano maggiori competenze, sicché mi resi conto ben presto che limitarsi a cambiare o a inasprire le normative non avrebbe prodotto i frutti sperati, senza contare che le esperienze precedenti avevano già indicato che le disposizioni si riducevano spesso a mere misure formali.

Inoltre, il varo di nuove norme di legge avrebbe dovuto attraversare un lungo iter istituzionale, e senza appoggi politici rilevanti si rischiava di restare per strada, oppure di dover accettare talmente tanti compromessi, da dover sacrificare quasi del tutto l’idea originale, ossia promuovere l’efficienza energetica e un’edilizia sostenibile, agli interessi delle varie categorie.

A questo punto, non mi restò che fare di necessità virtù, scegliendo un approccio completamente diverso. Fu cosí che nacque il progetto CasaClima: anziché emanare come in passato nuove disposizioni e prescrizioni, abbiamo puntato su una proposta concreta per prendere finalmente sul serio il risparmio energetico e l’edilizia sostenibile, ponendo al centro di tutto, oggi come ieri, le persone che abitano e vivono negli edifici. Persone che devono poter ridurre i costi del riscaldamento, avere un maggiore confort abitativo e, al tempo stesso, dare un contributo alla salvaguardia climatica grazie alle minori emissioni di inquinanti e anidride carbonica. Inoltre, grazie al certificato energetico, per la prima volta abbiamo dato in mano al consumatore uno strumento efficace per tutelare meglio i propri interessi, ossia ridurre la spesa energetica. Il certificato è un modo per presentare in forma semplice e comprensibile i dati altrimenti assai complessi delle caratteristiche energetiche di un edificio. Inoltre, il suo vantaggio determinante è che non viene compilato dal costruttore, ma rilasciato da un ente autonomo e competente.

La prima uscita pubblica di CasaClima fu nel febbraio 2002, e fu un invito al risparmio energetico nelle costruzioni nuove e nelle ristrutturazioni edilizie, rivolto a tutti coloro cui stava a cuore piú la qualità che le promesse pubblicitarie. Solo negli anni successivi gli strumenti di CasaClima (come il possesso della certificazione energetica, gli standard minimi di isolamento termico ecc.) entrarono a far parte dei regolamenti edilizi comunali, per essere poi recepiti da una legge provinciale.

Il progetto CasaClima prende le mosse da due convinzioni di fondo:

  1. nessuno è disposto a cambiare i propri comportamenti se non ne capisce il motivo;
  2. se dalla teoria si deve passare ai fatti, è preferibile un approccio chiaro e semplice.

CasaClima si articola su tre filoni:

  • informazione e sensibilizzazione,
  • formazione e aggiornamento
  • consulenza.

L’ampio consenso e la risonanza riscosse da CasaClima in tutte le categorie dell’edilizia derivano dal fatto che si tratta principalmente di un sistema premiante: ciascuno, infatti, può scegliere per il proprio edificio il livello d’efficienza energetica che preferisce.

Proprio la capacità di gestire una materia tecnicamente cosí complessa andando incontro alle esigenze degli utenti ha decretato il successo e il riconoscimento internazionale tributato all’iniziativa. Finora sono stati certificati 650 edifici CasaClima con un fabbisogno di energia termica inferiore a 50 kWh/m²anno. Inoltre, dal 2005 per tutte le nuove costruzioni in provincia di Bolzano sono prescritti per legge i requisiti CasaClima C, senza i quali i comuni non concedono l’abitabilità. Anche questi sviluppi dimostrano che CasaClima non è stato calato dall’alto, ma è cresciuto si è imposto dal basso.

Ma il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici non si ferma, anzi, è un processo continuo e dinamico. Per esempio, recentemente la città di Bolzano e diversi altri comuni altoatesini hanno inserito nei propri regolamenti edilizi i requisiti di CasaClima B come standard minimi per gli edifici di nuova costruzione, e anche la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore Laimer, ha introdotto degli incentivi interessanti per realizzare edifici CasaClima, per esempio l’aumento del 10% della cubatura massima consentita per gli edifici CasaClima A, e del 5% per quelli CasaClima B.

Stanno aumentando enormemente anche le richieste di partecipare ai corsi CasaClima, tanto che finora sono stati piú di 6000 i progettisti che vi hanno partecipato. Ai corsi per gli imprenditori edili hanno preso parte finora 2000 persone, e altri mille sono in lista d’attesa.

Le prospettive future

Fra non molto, presenteremo l’iniziativa CasaClima production, in modo che anche agli edifici non residenziali possa essere rilasciato un marchio d’efficienza energetica in base ai medesimi criteri.

Inoltre, il certificato CasaClima più – concesso agli edifici costruiti con criteri ecologici – sta per essere sostituito e ampliato da CasaClima nature, che oltre all’efficienza energetica tiene conto di aspetti essenziali per lo sviluppo sostenibile nella costruzione o ristrutturazione di edifici. È un passo importante verso un uso piú oculato delle risorse, poiché sappiamo che già l’estrazione o la produzione dei materiali edili incide per piú del 4% sulle emissioni totali di anidride carbonica, senza contare le fonti energetiche consumate per produrre e trasportare il cemento e gli altri materiali.

Un altro progetto, infine, estenderà i criteri di valutazione energetica ed ecologica di CasaClima dalla mera costruzione a tutta l’area in cui l’edificio è inserito.

Il mio desiderio è che l’obiettivo ideale di CasaClima – ossia quello di vivere in edifici sani, ecologici e in sintonia con la natura – sia sempre piú visibile e condiviso, ed entri a far parte del nostro modo di vivere quotidiano.

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